OFTYVIT®: proteggi i tuoi occhi dentro e fuori il campo da golf

I golfisti sono esposti a fattori ossidanti come, ad esempio, la prolungata esposizione alla luce solare, al vento, alla polvere, alla sabbia e ai fertilizzanti utilizzati sui campi. Tali fattori possono provocare secchezza oculare e, nel corso del tempo, causare danni agli occhi.

Al fine di prevenire questi problemi mi sono documentato ed ho scoperto grazie ad un collega PGA le nuove gocce oculari OFTYVIT®,  brevettate e innovative a livello mondiale. La loro funzione è quella di contrastare i fattori ossidanti e garantire la corretta lubrificazione e idratazione oculare, indispensabili per una vista in salute.

Per informazioni più dettagliate vi rimando all’articolo che segue.

La vista rappresenta l’80% delle nostre percezioni ed è quindi fondamentale per la vita quotidiana e lo è anche in campo golfistico. Risulta quindi importante preservare e proteggere la visione dallo stress ossidativo, a cui gli atleti sono sottoposti in percentuale maggiore rispetto agli altri.

Le gocce oculari OFTYVIT® sono state studiate in collaborazione con il Centro per la Ricerca Clinica e Sperimentazione delle Malattie della Superficie Oculare di Genova. Hanno la capacità di penetrare la barriera corneale e fornire un’azione antiossidante e chelante all’interno dell’occhio, che, per la sua particolare fisiologia, fino ad ora sembrava essere scarsamente raggiungibile dai principi attivi presenti nei colliri in commercio.

L’azione antiossidante viene garantita dalla presenza di MSM (metil sulfonil metano) e delle vitamine A ed E e l’azione chelante, che sottrae e inattiva i danni da ioni metallici, è assicurata dall’EDTA (acido etilen diamin tetra acetico).

La superficie oculare è protetta, nutrita e lubrificata dal film lacrimale. Se per qualche ragione esso non può esercitare queste funzioni, il sistema della superficie oculare entra in uno stato di crisi che può manifestarsi attraverso: bruciore, arrossamento, stanchezza oculare, infiammazione. Sintomi tipici di scarsa lacrimazione molto spesso riscontrati dai giocatori dentro e fuori il campo da golf.

OFTYVIT® fornendo un adeguato volume d’acqua, migliora la stabilità del film lacrimale garantendo una buona idratazione oculare, indispensabile per una vista in salute.

Per maggiori informazioni visita il sito www.baifinternational.it.

Il “Quiet Eye” nel Golf: dalla rivisitazione della letteratura ad una proposta di allenamento

a cura della Dr.ssa Anna Saito

Data la sua importanza relativa all’interno del gioco del golf, non sorprende che gran parte della ricerca si sia concentrata sul miglioramento della precisione del putting.

Il putt è nel golf una competenza particolarmente suscettibile alla discontinuità e richiede movimenti precisi e accurati e spesso eseguiti in condizioni di elevato stress emotivo.

Il controllo dello sguardo è stato un obiettivo importante per la ricerca negli ultimi anni, essa ha rivelato differenze significative di prestazioni legate proprio alla capacità di controllo su questo, dimostrando che i giocatori più esperti utilizzano le strategie di controllo di sguardo mostrando performance migliori.

Livelli più elevati di “arousal” riducono la capacità del controllo di sguardo con conseguente riduzione delle prestazioni.

I ricercatori hanno, quindi, suggerito che gli interventi formativi destinati a guidare il controllo ottimale di sguardo, possono facilitare le prestazioni in ambiti altamente stressanti (Vickers e Williams, 2007; Behan e Wilson, 2008). In particolare, uno studio ha valutato l’utilità di un intervento formativo sul “controllo di sguardo” volto a migliorare il putting tra golfisti di basso handicap, dimostrando di essere un fattore determinante per la precisione nell’esecuzione dei compiti di tipo motorio (Terra, 2009; Vickers, 2009).

Vickers è stata la prima studiosa a valutare il controllo di sguardo sia di giocatori esperti che principianti durante lo svolgimento del putting, mettendoli a confronto. Ella ha evidenziato, tra i due gruppi. differenze significative di competenza nel controllo di sguardo durante l’allineamento e l’esecuzione del putt.

In particolare, i giocatori esperti tenevano gli occhi fissi sul retro della palla per circa due secondi prima dell’inizio del backswing e mantenevano questa fissittà fino al contattato della palla con il putter. Il loro sguardo rimaneva poi stabile nella stessa posizione per circa 0.3-0.5 secondi dopo che la palla era stata colpita. Questa “fissazione di sguardo” nella mira è stata poi definita “Occhio Tranquillo” o “Quiet Eye” (QE, Vickers, 1996 ).

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Vickers ha proposto che il QE rappresenterebbe un intervallo di tempo in cui vengono elaborati gli stimoli ambientali rilevanti e coordinati così con gli schemi motori, utili a portare a termine la prova. Questa spiegazione di come il QE può “lavorare” è in accordo con i cosiddetti sistemi attenzionali delineati da Corbetta e colleghi.

Il “sistema attentivo” è costituito da un fascio neuronale che si divide in una parte dorsale detta “goal-directed”, ossia diretta verso la focalizzazione di un obiettivo (importante per la scelta di risposta dell’azione e perché si occupa di collegare gli stimoli rilevanti per la pianificazione motoria), e in una parte ventrale definita “stimolo-driven”, ossia sollecitata da uno stimolo motivante (sia esso esterno o interno). Il sistema attenzionale ventrale funziona come un interruttore per il sistema dorsale, dirigendo l’attenzione agli stimoli salienti.

Teoricamente, periodi più lunghi di “Quiet Eye” permettono agli esecutori del gesto tecnico una proroga di programmazione (attenzione dorsale), riducendo al minimo la distrazione (attenzione ventrale) da altri fattori scatenanti interni o ambientali.

Dal punto di vista applicativo, tali intuizioni sui processi psicomotori che sono alla base delle prestazioni qualificate, possono guidare lo sviluppo di interventi formativi innovativi per ottimizzare il controllo di sguardo e facilitare l’esecuzione delle attività motorie, in modo più accurato ed efficiente. La ricerca della Vickers e dei suoi colleghi ha dimostrato che giocatori più esperti possono imparare a sviluppare più a lungo e in modo più efficace i periodi di QE, con conseguenti miglioramenti nelle prestazioni.

Le interruzioni nel controllo di sguardo durante la performance sotto pressione possono fornire ulteriori informazioni su come interventi formativi in tal senso possano invece facilitare le prestazioni (Wilson, 2008). Un’efficace controllo dell’attenzione, come indicizzato dal QE, è influenzato negativamente dall’ansia, causando conseguente degrado delle prestazioni.

In linea con questo concetto, un recente studio ha esaminato gli effetti di un regime di allenamento di QE volta a ottimizzare il controllo di sguardo, l’apprendimento e le prestazioni sotto pressione di golfisti alle prime armi (Vite e Wilson, 2010).

Coerentemente con il lavoro di Vickers e colleghi, i risultati hanno rilevato che i golfisti addestrati al QE risultavano maggiormente protetti dagli effetti negativi di ansia grazie al mantenimento di un QE di una durata efficace.

Con l’aiuto del Neurofeedback è possibile allenare la tecnica del “Quiet Eye” avendo live il riscontro immediato della corretta esecuzione. Il “blink oculare”, ossia la chiusura degli occhi, e il battito ciliare sono infatti immediatamente visibili con l’ausilio del Neurofeedback.

Il cervello umano è costituito da una grande rete di neuroni. Ogni neurone trasmette informazioni attraverso attività elettrochimiche che produce campi elettrici molto piccoli. Questo processo può essere registrato attraverso la elettroencefalografia (EEG).

I differenti stati mentali sono caratterizzati da differenti pattern di attività neurale, essi possono essere analizzati come differenti pattern nel segnale EEG. L’attività dei neuroni viene catturata, convertita e visualizzata come “velocità” con cui le cellule nervose comunicano all’interno delle unità funzionali (velocità = frequenza in hertz (Hz) = 1/s).

I protocolli di allenamento che prevedono l’utilizzo del Neurofeedback si propongono di:

  1. Allenare in generale la propria capacità attentiva e di concentrazione.
  1. Riuscire ad entrare nello stato di Flow riproponendo attivamente “un’attenzione rilassata”.
  1. Migliorare il proprio putt e ridurne il numero per giro, allenando la propria capacità di tenere fisso lo sguardo (“Quiet Eye”).

Dr.ssa Anna Saito
Specialista in Psichiatria e Psicoterapeuta
Psicologa dello Sport

Per maggiori informazioni:

T: 06.50914041
C: 333.3208516
M: anna_saito@fastwebnet.it
W: www.golfissimamente.it

Il golf e la tua pelle

La scelta di praticare uno sport all’aria aperta è per molti aspetti vantaggiosa, ma a fronte delle indiscutibili positività di tale frequentazione, si devono necessariamente adottare alcune attenzioni.

Da molto tempo, oramai, conosciamo gli effetti benefici dell’esposizione solare (fisici, psicologici ecc. ), ma più di recente ci siamo dovuti confrontare con alcuni effetti nocivi dell’esposizione solare stessa. Più avanti li affronteremo nel dettaglio, al momento volevo innanzitutto fornire alcuni dati ” tecnici ” sulla natura dei raggi solari o meglio di quella porzione di raggi nota con il nome di ultravioletti (U.V.).

Sommariamente si suole distinguere i raggi U.V. in relazione alla loro lunghezza d’onda. Pertanto distingueremo i raggi U.V. In:

  • U.V.C. che sono i più corti e non raggiungono la superficie terrestre perchè vengono completamente filtrati dall’atmosfera;
  • U.V.B. intermedi, raggiungono la terra ed agiscono sulla nostra cute provocando una serie di interazioni alcune anche molto dannose, seppur superficiali;
  • U.V.A. i più lunghi, anch’essi in grado di agire sulla cute umana, ma più in profondità.

Col ridursi della fascia di ozono e quindi del suo ruolo protettivo, sempre maggiori quantità di radiazioni U.V. possono raggiungere la terra e di conseguenza la cute umana causando danni sempre maggiori. Ecco pertanto nascere la necessità di fotoproteggerci con strumenti (creme fotoprotettive) sempre più efficaci e cioè con spettri di protezione sempre più ampi.

Ricordiamo inoltre che il danno da fotoesposizione può realizzarsi anche in giornate nuvolose, nebbiose e in presenza di superfici altamente riflettenti (neve, acqua, sabbia). Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto il green non rappresenta un aumento del rischio. E’ notorio che la natura ci ha già dotato di strumenti di protezione naturale, infatti tutti noi siamo provvisti, chi più chi meno, di pigmento protettivo (melanina); proprio la diversa sensibilità alla luce ha permesso la distinzione in fototipi cutanei.

Distingueremo pertanto il fototipo 1 che corrisponde all’albino cioè a colui che si scotta sempre e non si abbronza mai, dal fototipo 6, cioè il soggetto di colore che, al contrario, non si scotta mai. Nelle posizioni intermedie (dal 2 al 5) sono posizionati coloro che mostrano una sempre minore tendenza alle scottature, a fronte di un progressivo aumento della tendenza ad abbronzarsi.

Avremo modo, in un successivo articolo, di parlare più approfonditamente degli aspetti patologici specifici della esposizione solare. Qui ci preme solo ricordare come si debba distinguere il danno attinico (da luce) in acuto il cui esempio più noto è l’eritema solare (che a noi dermatologi interessa meno) e in cronico legato cioè ad una esposizione solare prolungata nel corso degli anni dall’infanzia all’età tardo adulta. Sono proprio i danni cronici quelli di maggior interesse clinico, vuoi per i risvolti estetici (il cosiddetto fotodanneggiamento e quindi il fotoinvecchiamento conseguente), ma soprattutto per gli aspetti francamente patologici (lesioni pretumorali e tumorali).

Nella pratica di una attività sportiva all’aperto è quindi utile conoscere le conseguenze di una incauta esposizione solare, nulla togliendo al piacere e al fascino che tale frequentazione possiede. Pertanto godiamo della natura e quindi del sole, ma con le doverose attenzioni.

Dott. Stefano Corsico
Specialista in dermatologia
Corte Franca Franciacorta (Brescia)

Gnatologia e Golf: l’importanza di una corretta occlusione dentale

L’occlusione dentale sembra poter svolge un ruolo importante sulla postura del corpo. Alla luce delle più recenti acquisizioni sembra accertato che una malocclusione possa effettivamente ripercuotersi in senso “discendente” sull’atteggiamento posturale.

Gnatologia: scienza che studia i rapporti tra le arcate dentarie, i mascellari, il comportamento di tutto il sistema masticatorio compresi muscoli, articolazione Temporo-mandibolare, sistema nervoso e denti. Prevede diagnosi e cura delle disfunzioni artic

Postura: insieme delle relazioni posizionali del corpo nello spazio, se armonica il corpo è in equilibrio, se alterata produce dismetrie.

Gnatologia Sportiva: specializzazione della gnatologia allo scopo di prevenire insulti e traumi al sistema masticatorio in seguito all’attività agonistica; inoltre si prefigge migliorando la postura di favorire il recupero del rilassamento ed il miglioramento delle prestazioni in seguito ad uno sforzo muscolare.

Quando i denti sono in posizione di riposo fisiologico, i muscoli del core (collo, testa, torace e addome) sono rilassati, consentendo a tutti gli altri muscoli di funzionare ad un livello superiore (aumentando la prestazione e diminuendone l’affaticamento).

Quando la mandibola è rilassata e scende leggermente in avanti, amplia le vie respiratorie. L’aumentato ingresso di ossigeno consente di liberare (sciogliere) i muscoli coinvolti nello sforzo fisico, compresi quelli della schiena e addome, per il reclutamento. Studi Nazionali e Internazionali hanno dimostrato che gli atleti una volta dotati di BITE o PLACCHE a protezione della bocca mostrano migliorato l’equilibrio, la rotazione, la forza e la resistenza globale.

  • Aumento del 12 % della velocità;
  • 25% in meno di produzione di acido lattico;
  • Aumento forza;
  • Aumento resistenza;
  • Target per tutte le attività sportive;

Negli ultimi anni, tra gli atleti delle più svariate discipline, si è sempre più diffuso l’impiego del bite, il dispositivo intraorale che funge da cuscinetto tra le arcate dentarie, utilizzato per tutte le problematiche posturali legate al rapporto tra testa, colonna vertebrale e arti superiori ed inferiori.

  • Tiger Woods Golf;
  • Cristiano Ronaldo Calcio;
  • Valentino Rossi MotoGP; dossier gnatologia sportiva
  • Mike Tyson Boxe;
  • Manny Ramirez Los Angeles Dodgers (Nba);
  • Michael Redd Milwaukee Buck;
  • Josh Brown St. Louis Ram;
  • Terrell Owens, Dallas Cowboy;

Ogni sport a seconda della tipologia prevede un tipico approccio, se sport con contatto fisico o meno, se serve un approccio anche estetico etc.

Del rapporto tra occlusione e postura nello sport si parla già da molto tempo, ma negli ultimi anni si sta realmente prendendo coscienza di quanto la malocclusione possa effettivamente ripercuotersi sull’atteggiamento posturale dell’atleta, compromettendo così la prestazione e aumentando il rischio di infortuni.

Negli sportivi di alto livello soprattutto, anche una minima variazione di equilibrio si può tradurre in variazioni dell’intensità della forza e delle capacità di coordinazione, oltre a provocare l’insorgere di uno stato di tensioni muscolari che si ripercuotono negativamente sull’intero corpo, diminuendone le potenzialità atletiche globali.

Ecco che il bite diventa lo strumento in grado di migliorare in maniera assolutamente naturale le prestazioni degli atleti, proprio perchè con l’ottimizzazione dei rapporti posturali si ottengono molteplici benefici tra i quali un minor consumo di energia e una migliore espressione della forza fisica e mentale. Il sistema motorio dell’uomo è organizzato per contrastare due forze: quella di gravità e quella centrifuga.

La postura, cioè la posizione che il corpo assume per contrastare tali forze, richiede un costante adattamento. La postura è condizionata dalla testa e dai muscoli della masticazione e del collo che sono in stretta relazione tra loro e interagiscono direttamente con la muscolatura delle spalle. Ecco perché un’interferenza dell’occlusione dentale è in grado di compromettere la postura determinando disequilibrio muscolare e minor rendimento.

  • Per eliminare tali interferenze nasce il bite, che bilancia l’occlusione, riequilibra la postura, ripristina la coordinazione motoria migliorando l’efficienza e il rendimento.
  • Il Bite riequilibra la postura, eliminando le forze dentali, di conseguenza tutti i muscoli del corpo lavorano in modo equilibrato e sinergico cooperando fra loro per rendere efficiente la prestazione della macchinauomo.
  • Il Bite annulla le forze parassite generate dalle contratture muscolari che consumano energia senza produrre lavoro utile. In tal modo tutte le sinergie del corpo vengono indirizzate esclusivamente all’attività muscolare utile alla performance.
  • Il Bite permette di produrre un maggiore lavoro utile a parità di sforzo e dispendio energetico.
  • Il Bite diminuendo lo stress, aumenta la capacità massima di concentrazione.

Il Bite protegge la superficie dei denti, ammortizza le vibrazioni e rilassa le fasce muscolari; riducendo così il dolore ai muscoli della mandibola e del collo.

Funzionamento del Sistema

Quando si è concentrati, tesi o nervosi, involontariamente si stringono i denti; e per un atleta avviene quando ci si allena e gareggia, è naturale e involontario. Fa parte del “combatti o fuggi” del cervello. Nonostante questo meccanismo di vigilanza occlusale sia Naturale, il serrare i denti e i mascellari induce compressione delle Articolazioni temporo-mandibolare (ATM), innescando il rilascio di quantità in eccesso di ormoni come il cortisolo minando la performance; ciò produce stress, stanchezza e distrazione. Ancora, quando la mandibola subisce un impatto, l’energia può essere trasmessa alla testa, questa energia cinetica causa microtraumi che si propagano lungo il core.

Con questa tecnologia si previene il serramento dei denti e si permette alla mandibola di perniare in avanti per alleviare la pressione sul dell’ATM. Così cessa la liberazione degli ormoni negativi in eccesso e gli effetti che dissipano l’energia, in modo che il corpo può ora liberare TUTTE le sue potenzialità.

L’atleta ha la necessità di dare il massimo nelle prestazioni e necessariamente pone grande attenzione ai programmi di allenamento. Durante la gara, mediante il meccanismo dello stress (attivazione dell’ortosimpatico), si libera adrenalina e noradrenalina, influenzando tra l’altro stati emozionali (sofferenza, paura, aggressività, rabbia).

Le conseguenze sono:

  • Aumento della gittata cardiaca e della pressione arteriosa;
  • Aumento del flusso di sangue a cuore e muscoli scheletrici;
  • Aumento del metabolismo energetico e della temperatura corporea;
  • Aumento della glicemia, azione catabolica.

Nessun atleta o preparatore si sognerebbe mai di rinunciare a questo “potenziamento di muscoli scheletrici e del cuore”, che avviene per lo stress così detto fisiologico (eustress). L’ideale, finita la gara, sarebbe che, sofferenza, paura, aggressività e rabbia finissero immediatamente, in modo da consentire all’atleta di recuperare e riposare dalla fatica, ripristinando al massimo la riserva energetica e recuperando il relax necessario (fase di ristoro attraverso meccanismi vagali e parasimpatici).

Se tra una prestazione e l’altra non si ha questo recupero delle risorse, si va incontro a una fase detta “distress” (stress cronico) che può danneggiare l’atleta.

Serrando i denti per 30 secondi, si aumenta la pressione di 3,2 mm di mercurio, serrando per un minuto la pressione va incontro ad un aumento di 5,5 mm di mercurio.

Questi dati aggiunti agli esperimenti fatti indicano che i muscoli della masticazione hanno un ruolo importante nell’armonia del sistema stress (contrazione muscoli masticazione) e relax (stretching dei muscoli mandibolari).

(Dr Daniele Tonlorenzi http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/277577.)

Programmazione e Flusso di lavoro

La gnatologia sportiva è pur sempre una sottobranca della GNATOLOGIA e perciò sottostà alle regole di qualsiasi atto medico. Ciò prevede la coesistenza di un problema, la Diagnosi e Terapia.

In breve, è necessaria una valutazione integrale dell’Atleta con una Visita e Anamnesi (raccolta Dati). La visita è perno fondamentale di tutto il ragionamento e prevede una analisi della situazione dentale, eventuali malocclusioni destabilizzanti, eventuali Dismetrie (anomalie della Postura) ed eventuali contratture e strappi muscolari non solamente nel distretto facciale.

A questo punto sono possibili due evenienze:

  1. Atleta sano;
  2. Atleta disfunzionale.

Nel primo caso si procede con l’applicazione di bite con rialzi durante l’allenamento e gara con monitoraggio delle sue condizioni (POWER SHOCK – Bite Prestazionale).

Nel secondo caso oltre all’uso di un bite prestazionale, nelle ore di riposo notturno e in alimentazione va usata una Placca rigida con guide occlusali di stabilizzazione e tutto l’iter che la GNATOLOGIA prevede.

Ogni Uomo possiede un potenziale energetico X, che usa per mantenersi in piedi ed in equilibrio e per eseguire un determinato movimento. Se una parte cospicua di questa energia viene dissipata nella prima parte, il sistema va in deficit; se al contrario si risparmia questa quota energetica si avrà un guadagno netto di prestazione. La gnatologia sportiva non serve a produrre super uomini o super atleti ma a sbloccare un QUANTO energetico che ogni uomo possiede dedicandolo allo sforzo fisico prolungato o istantaneo.