Il metodo AimPoint Express e la regola 16-1: facciamo chiarezza!

Data la sempre maggiore diffusione del metodo di lettura del green AimPoint Express, la R&A e la USGA (gli organi che gestiscono i regolamenti del gioco in Europa e negli Stati Uniti) il giorno lunedì 19 gennaio 2015 si sono espressi al fine di sottolineare l’importanza di non infrangere, durante la procedura di lettura, la famosa Regola 16-1.

Questa regola impedisce al giocatore di calpestare o toccare la propria linea del putt (ossia la traiettoria sulla quale si desidera far rotolare la propria pallina) comprensiva di una ragionevole distanza da essa, tuttavia non specificando il termine “ragionevole”.

Nonostante l’applicazione del metodo AimPoint Express non infranga tale regola, si è recentemente diffuso uno strano allarmismo tanto da far pensare a qualcuno che il metodo stesso fosse stato bandito dalle regole del golf.

Niente affatto! Non solo il metodo di lettura del green AimPoint Express è “sano e salvo” ma continua a riscontrare enorme consenso tra i giocatori del Tour!

Quindi, se sei un giocatore che applica il metodo AimPoint Express e ricevi un appunto su tale regola, ecco come dovrai comportarti:

  • spiega al tuo compagno di gioco o al giudice arbitro contestatore che conosci perfettamente il contenuto della regola 16-1 e che, durante la lettura, ti sei posizionato con i piedi appositamente ad una ragionevole distanza dalla tua linea del putt;
  • riferisci che la R&A e la USGA non hanno mai messo in discussione il metodo AimPoint Express (come molti credono) ma semplicemente “ribadito” l’importanza di rispettare la regola 16-1;
  • in casi estremi, richiedi alla fine del giro un meeting con il comitato di gara, i giudici ed il contestatore al fine di avere sciolto ogni dubbio.

Nessuna regola, nessun giocatore e nessun giudice arbitro potrà impedirti o penalizzarti per aver applicato il metodo di letura del green AimPoint Express. Semplicemente… non toccare mai la linea del putt, esattamente come la procedura ufficiale AimPoint Express ti ha insegnato a fare!

Andrea Zanardelli
Isruttore Certificato AimPoint

Il “Quiet Eye” nel Golf: dalla rivisitazione della letteratura ad una proposta di allenamento

a cura della Dr.ssa Anna Saito

Data la sua importanza relativa all’interno del gioco del golf, non sorprende che gran parte della ricerca si sia concentrata sul miglioramento della precisione del putting.

Il putt è nel golf una competenza particolarmente suscettibile alla discontinuità e richiede movimenti precisi e accurati e spesso eseguiti in condizioni di elevato stress emotivo.

Il controllo dello sguardo è stato un obiettivo importante per la ricerca negli ultimi anni, essa ha rivelato differenze significative di prestazioni legate proprio alla capacità di controllo su questo, dimostrando che i giocatori più esperti utilizzano le strategie di controllo di sguardo mostrando performance migliori.

Livelli più elevati di “arousal” riducono la capacità del controllo di sguardo con conseguente riduzione delle prestazioni.

I ricercatori hanno, quindi, suggerito che gli interventi formativi destinati a guidare il controllo ottimale di sguardo, possono facilitare le prestazioni in ambiti altamente stressanti (Vickers e Williams, 2007; Behan e Wilson, 2008). In particolare, uno studio ha valutato l’utilità di un intervento formativo sul “controllo di sguardo” volto a migliorare il putting tra golfisti di basso handicap, dimostrando di essere un fattore determinante per la precisione nell’esecuzione dei compiti di tipo motorio (Terra, 2009; Vickers, 2009).

Vickers è stata la prima studiosa a valutare il controllo di sguardo sia di giocatori esperti che principianti durante lo svolgimento del putting, mettendoli a confronto. Ella ha evidenziato, tra i due gruppi. differenze significative di competenza nel controllo di sguardo durante l’allineamento e l’esecuzione del putt.

In particolare, i giocatori esperti tenevano gli occhi fissi sul retro della palla per circa due secondi prima dell’inizio del backswing e mantenevano questa fissittà fino al contattato della palla con il putter. Il loro sguardo rimaneva poi stabile nella stessa posizione per circa 0.3-0.5 secondi dopo che la palla era stata colpita. Questa “fissazione di sguardo” nella mira è stata poi definita “Occhio Tranquillo” o “Quiet Eye” (QE, Vickers, 1996 ).

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Vickers ha proposto che il QE rappresenterebbe un intervallo di tempo in cui vengono elaborati gli stimoli ambientali rilevanti e coordinati così con gli schemi motori, utili a portare a termine la prova. Questa spiegazione di come il QE può “lavorare” è in accordo con i cosiddetti sistemi attenzionali delineati da Corbetta e colleghi.

Il “sistema attentivo” è costituito da un fascio neuronale che si divide in una parte dorsale detta “goal-directed”, ossia diretta verso la focalizzazione di un obiettivo (importante per la scelta di risposta dell’azione e perché si occupa di collegare gli stimoli rilevanti per la pianificazione motoria), e in una parte ventrale definita “stimolo-driven”, ossia sollecitata da uno stimolo motivante (sia esso esterno o interno). Il sistema attenzionale ventrale funziona come un interruttore per il sistema dorsale, dirigendo l’attenzione agli stimoli salienti.

Teoricamente, periodi più lunghi di “Quiet Eye” permettono agli esecutori del gesto tecnico una proroga di programmazione (attenzione dorsale), riducendo al minimo la distrazione (attenzione ventrale) da altri fattori scatenanti interni o ambientali.

Dal punto di vista applicativo, tali intuizioni sui processi psicomotori che sono alla base delle prestazioni qualificate, possono guidare lo sviluppo di interventi formativi innovativi per ottimizzare il controllo di sguardo e facilitare l’esecuzione delle attività motorie, in modo più accurato ed efficiente. La ricerca della Vickers e dei suoi colleghi ha dimostrato che giocatori più esperti possono imparare a sviluppare più a lungo e in modo più efficace i periodi di QE, con conseguenti miglioramenti nelle prestazioni.

Le interruzioni nel controllo di sguardo durante la performance sotto pressione possono fornire ulteriori informazioni su come interventi formativi in tal senso possano invece facilitare le prestazioni (Wilson, 2008). Un’efficace controllo dell’attenzione, come indicizzato dal QE, è influenzato negativamente dall’ansia, causando conseguente degrado delle prestazioni.

In linea con questo concetto, un recente studio ha esaminato gli effetti di un regime di allenamento di QE volta a ottimizzare il controllo di sguardo, l’apprendimento e le prestazioni sotto pressione di golfisti alle prime armi (Vite e Wilson, 2010).

Coerentemente con il lavoro di Vickers e colleghi, i risultati hanno rilevato che i golfisti addestrati al QE risultavano maggiormente protetti dagli effetti negativi di ansia grazie al mantenimento di un QE di una durata efficace.

Con l’aiuto del Neurofeedback è possibile allenare la tecnica del “Quiet Eye” avendo live il riscontro immediato della corretta esecuzione. Il “blink oculare”, ossia la chiusura degli occhi, e il battito ciliare sono infatti immediatamente visibili con l’ausilio del Neurofeedback.

Il cervello umano è costituito da una grande rete di neuroni. Ogni neurone trasmette informazioni attraverso attività elettrochimiche che produce campi elettrici molto piccoli. Questo processo può essere registrato attraverso la elettroencefalografia (EEG).

I differenti stati mentali sono caratterizzati da differenti pattern di attività neurale, essi possono essere analizzati come differenti pattern nel segnale EEG. L’attività dei neuroni viene catturata, convertita e visualizzata come “velocità” con cui le cellule nervose comunicano all’interno delle unità funzionali (velocità = frequenza in hertz (Hz) = 1/s).

I protocolli di allenamento che prevedono l’utilizzo del Neurofeedback si propongono di:

  1. Allenare in generale la propria capacità attentiva e di concentrazione.
  1. Riuscire ad entrare nello stato di Flow riproponendo attivamente “un’attenzione rilassata”.
  1. Migliorare il proprio putt e ridurne il numero per giro, allenando la propria capacità di tenere fisso lo sguardo (“Quiet Eye”).

Dr.ssa Anna Saito
Specialista in Psichiatria e Psicoterapeuta
Psicologa dello Sport

Per maggiori informazioni:

T: 06.50914041
C: 333.3208516
M: anna_saito@fastwebnet.it
W: www.golfissimamente.it

Il golf e la tua pelle

La scelta di praticare uno sport all’aria aperta è per molti aspetti vantaggiosa, ma a fronte delle indiscutibili positività di tale frequentazione, si devono necessariamente adottare alcune attenzioni.

Da molto tempo, oramai, conosciamo gli effetti benefici dell’esposizione solare (fisici, psicologici ecc. ), ma più di recente ci siamo dovuti confrontare con alcuni effetti nocivi dell’esposizione solare stessa. Più avanti li affronteremo nel dettaglio, al momento volevo innanzitutto fornire alcuni dati ” tecnici ” sulla natura dei raggi solari o meglio di quella porzione di raggi nota con il nome di ultravioletti (U.V.).

Sommariamente si suole distinguere i raggi U.V. in relazione alla loro lunghezza d’onda. Pertanto distingueremo i raggi U.V. In:

  • U.V.C. che sono i più corti e non raggiungono la superficie terrestre perchè vengono completamente filtrati dall’atmosfera;
  • U.V.B. intermedi, raggiungono la terra ed agiscono sulla nostra cute provocando una serie di interazioni alcune anche molto dannose, seppur superficiali;
  • U.V.A. i più lunghi, anch’essi in grado di agire sulla cute umana, ma più in profondità.

Col ridursi della fascia di ozono e quindi del suo ruolo protettivo, sempre maggiori quantità di radiazioni U.V. possono raggiungere la terra e di conseguenza la cute umana causando danni sempre maggiori. Ecco pertanto nascere la necessità di fotoproteggerci con strumenti (creme fotoprotettive) sempre più efficaci e cioè con spettri di protezione sempre più ampi.

Ricordiamo inoltre che il danno da fotoesposizione può realizzarsi anche in giornate nuvolose, nebbiose e in presenza di superfici altamente riflettenti (neve, acqua, sabbia). Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto il green non rappresenta un aumento del rischio. E’ notorio che la natura ci ha già dotato di strumenti di protezione naturale, infatti tutti noi siamo provvisti, chi più chi meno, di pigmento protettivo (melanina); proprio la diversa sensibilità alla luce ha permesso la distinzione in fototipi cutanei.

Distingueremo pertanto il fototipo 1 che corrisponde all’albino cioè a colui che si scotta sempre e non si abbronza mai, dal fototipo 6, cioè il soggetto di colore che, al contrario, non si scotta mai. Nelle posizioni intermedie (dal 2 al 5) sono posizionati coloro che mostrano una sempre minore tendenza alle scottature, a fronte di un progressivo aumento della tendenza ad abbronzarsi.

Avremo modo, in un successivo articolo, di parlare più approfonditamente degli aspetti patologici specifici della esposizione solare. Qui ci preme solo ricordare come si debba distinguere il danno attinico (da luce) in acuto il cui esempio più noto è l’eritema solare (che a noi dermatologi interessa meno) e in cronico legato cioè ad una esposizione solare prolungata nel corso degli anni dall’infanzia all’età tardo adulta. Sono proprio i danni cronici quelli di maggior interesse clinico, vuoi per i risvolti estetici (il cosiddetto fotodanneggiamento e quindi il fotoinvecchiamento conseguente), ma soprattutto per gli aspetti francamente patologici (lesioni pretumorali e tumorali).

Nella pratica di una attività sportiva all’aperto è quindi utile conoscere le conseguenze di una incauta esposizione solare, nulla togliendo al piacere e al fascino che tale frequentazione possiede. Pertanto godiamo della natura e quindi del sole, ma con le doverose attenzioni.

Dott. Stefano Corsico
Specialista in dermatologia
Corte Franca Franciacorta (Brescia)

Perché un driver troppo lungo ti fa tirare più corto

Un driver da uomo di lunghezza standard misura 45” mentre lo stesso modello da donna misura 44.5”. Tuttavia, oggi, le aziende tendono a produrre drivers molto più lunghi, anche oltre i 46.5”. Questo permette loro di registrare (e pubblicizzare) distanze maggiori nei test eseguiti da robot meccanici in grado di eseguire ripetutamente swing sempre perfetti ma mettono i giocatori nelle condizioni di dover gestire una leva assolutamente troppo lunga per un uomo!

Maggiore è la leva del bastone, infatti, minore sarà la capacità di qualsiasi giocatore di mantenere una corretta sequenza cinetica dei movimenti tecnici durante lo swing (soprattutto il “lag” del bastone”). Ciò comporta che, con un driver più lungo rispetto allo standard, sicuramente il giocatore svilupperà una maggiore velocità della testa del bastone durante lo swing ma quasi certamente questa velocità sarà raggiunta prima dell’impatto con la palla, favorendo un’impatto decelerato e quindi debole. Inoltre, meno propabile sarà che l’impatto con la palla avvenga nel centro della faccia del bastone, riducendo drasticamente l’energia trasferita alla pallina (“smash factor”).

Tutto ciò risulta in colpi meno precisi e in un peggioramento del gioco, nonostante i test con i robots e le pubblicità promettono il contrario!

La lunghezza del tuo driver dipenderà da due diversi fattori: la tua statura, ma soprattutto la tua capacità di controllare una lunga leva (ossia la tua capacità di mantenere la giusta sequenza dei movimenti e la tua capacità di colpire la palla al centro della faccia del bastone con ragionevole costanza).

Di conseguenza, ecco cosa ti consiglio di fare. Partendo da una misura standard di riferimento di 45” per gli uomini e 44.5” per le donne, aumenta di soli 0.25″ o massimo 0.5″ lo shaft se hai davvero un ottimo swing e desideri un pochino più di potenza. Se, invece, possiedi una tecnica non perfetta, otterrai sicuramente maggiore precisione, costanza e anche distanza accorciando lo shaft di 0.25 o 0.5″!

Svilupperai leggermente meno velocità assoluta della testa del bastone, ma di certo sarai in grado di trasferire molta più energia e velocità alla pallina!

A conferma di ciò che ti ho spiegato, è interessante notare che mentre le aziende vendono ai dilettanti drivers con lunghezza ben superiore ai 46”, la lunghezza media dello shaft del driver sul PGA Tour è inferiore ai 45” e Bubba Watson gioca un driver di 44.5″!

Per questo motivo, ogni mia lezione sul driver inizia con… riportare la lunghezza dello shaft ad una lunghezza ragionevole!

Andrea Zanardelli.

Statistiche di gioco

Caro Allievo o futuro Allievo.

Le statistiche di gara stanno ogni giorno diventando sempre più importanti e significative al fine di individuare al meglio le lacune del proprio gioco. Negli ultimi anni, infatti, sono diventate sempre più precise e finalizzate a dare una reale fotografia non solo del livello di gioco ma anche, e soprattutto, di quali devono essere le aree tecniche sulle quali lavorare maggiormente al fine di abbassare concretamente la media score in campo.

A tale scopo, ho condotto delle ricerche e mi sono consultato con diversi colleghi americani che lavorano attivamente sul PGA Tour e sul Tour Europeo ed ho individuato il sito di statistiche più usato dai giocatori di alto livello e dai loro coach.

Di conseguenza, se sei sufficiente motivato nel golf e desideri davvero affrontare con serietà il gioco ed ottenere risultati concreti, ti consiglio vivamente di visitare www.shotstohole.com e creare un tuo account
personale.

Il sito ha un costo mensile di massimo 13 dollari e ti permette di monitorare in modo incredibilmente preciso la situazione del tuo gioco inserendo a fine gara le tue statistiche. Io stesso ho comprato un abbonamento annuale in qualità di coach e non ho nessun interesse economico nel consigliarti questo abbonamento.

Semplicemente, poiché tu che leggi potresti essere un mio allievo, inserendo le tue statistiche mi darai la possibilità di monitorare in modo incredibilmente preciso l’andamento del tuo gioco e qualora tu facessi una lezione con me mi daresti la possibilità di capire con enorme precisione gli aspetti prioritari del tuo gioco sui quali lavorare.

Come accennato, ti consiglio questo tipo di servizio di statistiche solo nel caso tu sia un giocatore basso di handicap o un giocatore molto motivato e orientato ad ottenere risultati davvero concreti nel golf. IN caso contrario, lascia perdere ed i 13 dollari al mese investili piuttosto in gettoni del campo pratica! 🙂

Ci tengo a ribadire che il mio è davvero solo un consiglio disinteressato che ha l’unico scopo di aiutarti ad avere una fotografia più chiara del tuo gioco ed aiutarmi ad aiutarti meglio durante le lezioni!

Non consco i gestori del sito, non ho accordi con loro e nemmeno loro sanno di questo articolo. Te lo segnalo perché è utile a te e anche a me e tutto ciò che mi aiuta a lavorare meglio e che aiuta il gioco dei miei allievi lo considero importate.

Il sito si chiama www.shotstohole.com e se ti interessano le statistiche di gioco, visitalo e facci seriamente un pensiero!

Andrea Zanardelli.