Il golf e la tua pelle

La scelta di praticare uno sport all’aria aperta è per molti aspetti vantaggiosa, ma a fronte delle indiscutibili positività di tale frequentazione, si devono necessariamente adottare alcune attenzioni.

Da molto tempo, oramai, conosciamo gli effetti benefici dell’esposizione solare (fisici, psicologici ecc. ), ma più di recente ci siamo dovuti confrontare con alcuni effetti nocivi dell’esposizione solare stessa. Più avanti li affronteremo nel dettaglio, al momento volevo innanzitutto fornire alcuni dati ” tecnici ” sulla natura dei raggi solari o meglio di quella porzione di raggi nota con il nome di ultravioletti (U.V.).

Sommariamente si suole distinguere i raggi U.V. in relazione alla loro lunghezza d’onda. Pertanto distingueremo i raggi U.V. In:

  • U.V.C. che sono i più corti e non raggiungono la superficie terrestre perchè vengono completamente filtrati dall’atmosfera;
  • U.V.B. intermedi, raggiungono la terra ed agiscono sulla nostra cute provocando una serie di interazioni alcune anche molto dannose, seppur superficiali;
  • U.V.A. i più lunghi, anch’essi in grado di agire sulla cute umana, ma più in profondità.

Col ridursi della fascia di ozono e quindi del suo ruolo protettivo, sempre maggiori quantità di radiazioni U.V. possono raggiungere la terra e di conseguenza la cute umana causando danni sempre maggiori. Ecco pertanto nascere la necessità di fotoproteggerci con strumenti (creme fotoprotettive) sempre più efficaci e cioè con spettri di protezione sempre più ampi.

Ricordiamo inoltre che il danno da fotoesposizione può realizzarsi anche in giornate nuvolose, nebbiose e in presenza di superfici altamente riflettenti (neve, acqua, sabbia). Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto il green non rappresenta un aumento del rischio. E’ notorio che la natura ci ha già dotato di strumenti di protezione naturale, infatti tutti noi siamo provvisti, chi più chi meno, di pigmento protettivo (melanina); proprio la diversa sensibilità alla luce ha permesso la distinzione in fototipi cutanei.

Distingueremo pertanto il fototipo 1 che corrisponde all’albino cioè a colui che si scotta sempre e non si abbronza mai, dal fototipo 6, cioè il soggetto di colore che, al contrario, non si scotta mai. Nelle posizioni intermedie (dal 2 al 5) sono posizionati coloro che mostrano una sempre minore tendenza alle scottature, a fronte di un progressivo aumento della tendenza ad abbronzarsi.

Avremo modo, in un successivo articolo, di parlare più approfonditamente degli aspetti patologici specifici della esposizione solare. Qui ci preme solo ricordare come si debba distinguere il danno attinico (da luce) in acuto il cui esempio più noto è l’eritema solare (che a noi dermatologi interessa meno) e in cronico legato cioè ad una esposizione solare prolungata nel corso degli anni dall’infanzia all’età tardo adulta. Sono proprio i danni cronici quelli di maggior interesse clinico, vuoi per i risvolti estetici (il cosiddetto fotodanneggiamento e quindi il fotoinvecchiamento conseguente), ma soprattutto per gli aspetti francamente patologici (lesioni pretumorali e tumorali).

Nella pratica di una attività sportiva all’aperto è quindi utile conoscere le conseguenze di una incauta esposizione solare, nulla togliendo al piacere e al fascino che tale frequentazione possiede. Pertanto godiamo della natura e quindi del sole, ma con le doverose attenzioni.

Dott. Stefano Corsico
Specialista in dermatologia
Corte Franca Franciacorta (Brescia)