Il “Quiet Eye” nel Golf: dalla rivisitazione della letteratura ad una proposta di allenamento

a cura della Dr.ssa Anna Saito

Data la sua importanza relativa all’interno del gioco del golf, non sorprende che gran parte della ricerca si sia concentrata sul miglioramento della precisione del putting.

Il putt è nel golf una competenza particolarmente suscettibile alla discontinuità e richiede movimenti precisi e accurati e spesso eseguiti in condizioni di elevato stress emotivo.

Il controllo dello sguardo è stato un obiettivo importante per la ricerca negli ultimi anni, essa ha rivelato differenze significative di prestazioni legate proprio alla capacità di controllo su questo, dimostrando che i giocatori più esperti utilizzano le strategie di controllo di sguardo mostrando performance migliori.

Livelli più elevati di “arousal” riducono la capacità del controllo di sguardo con conseguente riduzione delle prestazioni.

I ricercatori hanno, quindi, suggerito che gli interventi formativi destinati a guidare il controllo ottimale di sguardo, possono facilitare le prestazioni in ambiti altamente stressanti (Vickers e Williams, 2007; Behan e Wilson, 2008). In particolare, uno studio ha valutato l’utilità di un intervento formativo sul “controllo di sguardo” volto a migliorare il putting tra golfisti di basso handicap, dimostrando di essere un fattore determinante per la precisione nell’esecuzione dei compiti di tipo motorio (Terra, 2009; Vickers, 2009).

Vickers è stata la prima studiosa a valutare il controllo di sguardo sia di giocatori esperti che principianti durante lo svolgimento del putting, mettendoli a confronto. Ella ha evidenziato, tra i due gruppi. differenze significative di competenza nel controllo di sguardo durante l’allineamento e l’esecuzione del putt.

In particolare, i giocatori esperti tenevano gli occhi fissi sul retro della palla per circa due secondi prima dell’inizio del backswing e mantenevano questa fissittà fino al contattato della palla con il putter. Il loro sguardo rimaneva poi stabile nella stessa posizione per circa 0.3-0.5 secondi dopo che la palla era stata colpita. Questa “fissazione di sguardo” nella mira è stata poi definita “Occhio Tranquillo” o “Quiet Eye” (QE, Vickers, 1996 ).

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Vickers ha proposto che il QE rappresenterebbe un intervallo di tempo in cui vengono elaborati gli stimoli ambientali rilevanti e coordinati così con gli schemi motori, utili a portare a termine la prova. Questa spiegazione di come il QE può “lavorare” è in accordo con i cosiddetti sistemi attenzionali delineati da Corbetta e colleghi.

Il “sistema attentivo” è costituito da un fascio neuronale che si divide in una parte dorsale detta “goal-directed”, ossia diretta verso la focalizzazione di un obiettivo (importante per la scelta di risposta dell’azione e perché si occupa di collegare gli stimoli rilevanti per la pianificazione motoria), e in una parte ventrale definita “stimolo-driven”, ossia sollecitata da uno stimolo motivante (sia esso esterno o interno). Il sistema attenzionale ventrale funziona come un interruttore per il sistema dorsale, dirigendo l’attenzione agli stimoli salienti.

Teoricamente, periodi più lunghi di “Quiet Eye” permettono agli esecutori del gesto tecnico una proroga di programmazione (attenzione dorsale), riducendo al minimo la distrazione (attenzione ventrale) da altri fattori scatenanti interni o ambientali.

Dal punto di vista applicativo, tali intuizioni sui processi psicomotori che sono alla base delle prestazioni qualificate, possono guidare lo sviluppo di interventi formativi innovativi per ottimizzare il controllo di sguardo e facilitare l’esecuzione delle attività motorie, in modo più accurato ed efficiente. La ricerca della Vickers e dei suoi colleghi ha dimostrato che giocatori più esperti possono imparare a sviluppare più a lungo e in modo più efficace i periodi di QE, con conseguenti miglioramenti nelle prestazioni.

Le interruzioni nel controllo di sguardo durante la performance sotto pressione possono fornire ulteriori informazioni su come interventi formativi in tal senso possano invece facilitare le prestazioni (Wilson, 2008). Un’efficace controllo dell’attenzione, come indicizzato dal QE, è influenzato negativamente dall’ansia, causando conseguente degrado delle prestazioni.

In linea con questo concetto, un recente studio ha esaminato gli effetti di un regime di allenamento di QE volta a ottimizzare il controllo di sguardo, l’apprendimento e le prestazioni sotto pressione di golfisti alle prime armi (Vite e Wilson, 2010).

Coerentemente con il lavoro di Vickers e colleghi, i risultati hanno rilevato che i golfisti addestrati al QE risultavano maggiormente protetti dagli effetti negativi di ansia grazie al mantenimento di un QE di una durata efficace.

Con l’aiuto del Neurofeedback è possibile allenare la tecnica del “Quiet Eye” avendo live il riscontro immediato della corretta esecuzione. Il “blink oculare”, ossia la chiusura degli occhi, e il battito ciliare sono infatti immediatamente visibili con l’ausilio del Neurofeedback.

Il cervello umano è costituito da una grande rete di neuroni. Ogni neurone trasmette informazioni attraverso attività elettrochimiche che produce campi elettrici molto piccoli. Questo processo può essere registrato attraverso la elettroencefalografia (EEG).

I differenti stati mentali sono caratterizzati da differenti pattern di attività neurale, essi possono essere analizzati come differenti pattern nel segnale EEG. L’attività dei neuroni viene catturata, convertita e visualizzata come “velocità” con cui le cellule nervose comunicano all’interno delle unità funzionali (velocità = frequenza in hertz (Hz) = 1/s).

I protocolli di allenamento che prevedono l’utilizzo del Neurofeedback si propongono di:

  1. Allenare in generale la propria capacità attentiva e di concentrazione.
  1. Riuscire ad entrare nello stato di Flow riproponendo attivamente “un’attenzione rilassata”.
  1. Migliorare il proprio putt e ridurne il numero per giro, allenando la propria capacità di tenere fisso lo sguardo (“Quiet Eye”).

Dr.ssa Anna Saito
Specialista in Psichiatria e Psicoterapeuta
Psicologa dello Sport

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